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angelapiscitelli
POLITICA
22 febbraio 2012
Ci spieghino qesta Europa.

CI SPIEGHINO QUESTA EUROPA — di Angela Piscitelli

22 febbraio 2012
di

Gente che ama la luce, che non prova invi­dia e odiare non sa. Gente che non ha ran­core che ha come valore la sua libertà e porta insieme una ban­diera nuova, che non si arrende e non si arren­derà, che lotta sem­pre per la feli­cità, è que­sto il Popolo della libertà. Grande sogno che ci uni­sce, il nostro sogno sogno si rea­liz­zerà, grande la forza che ci chiama, la forza che ci dice che il bene vin­cerà per sem­pre. Grande la voglia di votare, la voglia di cam­biare l’Italia che verrà. Noi siamo il Popolo della Libertà…

Com­pa­gni, avanti! Il gran par­tito
noi siam dei lavo­ra­tor.
Rosso un fior c’è in petto fio­rito,
una fede c’è nata in cor…

Un gran sten­dardo, al sol fiam­mante,
innanzi a noi glo­rioso va.
Noi vogliamo per esso giù, infrante,
le catene alla libertà.
Che giu­sti­zia venga chie­diamo:
non più servi, non più signor,
fra­telli tutti esser vogliamo
nella fami­glia del lavor.
Su, lot­tiam! L’ideale ecc.

L’ultima volta per me fu a Palermo. Di un con­gresso, dico. Ripenso a quelle tavo­late gio­iose, alle nostre car­tel­line, ai garo­fani, al viag­gio sul postale insieme ad Enrico Ber­lin­guer e noi tutti ad accal­carci per strin­ger­gli la mano, e strap­par­gli un sor­riso. Ricordo le notti di Ter­ra­sini, uomini e donne, came­rate, docce, cef­foni, abboccamenti.

L’internazionale fu anche nostra. E l’intervento di Bet­tino finiva sulle sue note, men­tre lui inal­be­rava i fiori, come se fos­sero una ban­diera. E lo erano. Era il 1981, credo. Trent’anni sono tanti, ma con­fesso che tutte le volte che ci penso, mi sale il groppo in gola.

Fu una dit­ta­tura mal­va­gia, pre­po­tente e becera, cre­sciuta in seno alla nostra demo­cra­zia, a spez­zare sogni, aspet­ta­tive, vite. Di noi, poi, si disse di tutto, pren­dendo a pre­te­sto i pro­fit­ta­tori e i mariuoli che ine­vi­ta­bil­mente si attac­cano ad ogni movi­mento poli­tico, sovente facendo la parte del leone. La dam­na­tio memo­riae colpì indi­scri­mi­na­ta­mente, come sem­pre accade quando una sta­gione fini­sce e cuo­cere tutto nella stessa pen­tola qua­lun­qui­sta è d’obbligo per estir­pare “il male di turno”, alla radice.

L’Italia aveva però robu­sti anti­corpi e molti ideali: dun­que, soprav­visse alla tem­pe­sta, e ritor­nammo a spe­rare. Il nemico non si arrese, tutt’altro. Con­so­li­date le sue posi­zioni, prese a fare il cec­chino della demo­cra­zia e di ogni sof­fio riformatore.

A poste­riori, forse si può dire che il più grande errore di Ber­lu­sconi sia stato il pro­vin­cia­li­smo. Bet­tino, forse per­ché era alto di sta­tura, guar­dava intorno e lon­tano. Cono­sceva ed amava la sto­ria, unica grande mae­stra per una poli­tica com­piuta che ci avverte delle insi­die che atten­dono fuori dei con­fini, per sopraf­fare i popoli più deboli, o sol­tanto più distratti. Fosse pure sceso Gari­baldi in per­sona dalle nuvole a far da sug­ge­ri­tore, nes­suno avrebbe potuto imporre a Bet­tino Craxi una solu­zione tec­nica. Nes­sun popolo può soprav­vi­vere senza poli­tica, lui lo sapeva. E poi, che la solu­zione tec­nica sia sem­pli­ce­mente “un’alternativa” impo­sta alla demo­cra­zia, è evidente.

Bet­tino Craxi perse il suo popolo, ingiu­sta­mente; se gli fosse rima­sto, un’altra sto­ria sarebbe stata scritta. Oggi è diverso: è il Popolo della Libertà ad aver perso il suo lea­der. Ed è così che tutti quelli che pre­sero sul serio l’istanza di libertà e di giu­sti­zia che si levò da ogni parte d’Italia nel ’94, si ritro­vano smar­riti, con un pugno di mosche in mano ed una can­zo­nac­cia cacofonica.

Ma intanto noi siamo cre­sciuti. Non siamo più timidi. Siamo mili­tanti appas­sio­nati ed elet­tori cri­tici. E siamo stufi di essere indot­tri­nati da mez­ze­tac­che reti­centi, imbot­titi di pro­pa­ganda idiota e trat­tati come se fos­simo bimbi dell’asilo senza poter denun­ciare le mae­stre per vio­lenza morale.

Noi vogliamo-esigiamo che si apra subito un dibat­tito su que­sta Europa. Noi pre­ten­diamo di sapere quali siano gli obbiet­tivi stra­te­gici in nome dei quali ven­gono oggi mor­ti­fi­cati ed affa­mati interi popoli, le moti­va­zioni per le quali da uomini liberi stiamo diven­tando schiavi d’uno stato di poli­zia che ci conta per­fino i capelli, le ragioni nobili od igno­bili che ci fanno pro­strare di fronte a que­sta Unione Euro­pea ves­sa­to­ria, inu­tile, costosa, anti­de­mo­cra­tica. Non abbiamo nulla con­tro Monti o Ber­lu­sconi, a con­di­zione che si pre­sen­tino insieme, mano nella mano e ci dicano la verità. Per­ché loro, la verità, devono cono­scerla. Ce la spie­ghino, que­sta Europa, se hanno corag­gio. Par­lino. E subito. La libertà non è una canzonetta.

 

Angela Pisci­telli, 22 feb­braio 2012
Zona di fron­tiera (Face­book) — zonadifrontiera.org (Sito Web)

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